Anche i muri delle città possono raccontare delle storie e lo fanno grazie all’arte dei graffiti.

Nati negli anni ’60-’70 negli USA hanno poi spopolato in tutto il mondo, colpendo soprattutto la sfera dei più giovani che sono rimasti attratti da quella che è la loro caratteristica: l’irriverenza e la lotta come forma di dissenso.

Inizialmente erano delle semplici firme di bande rivali, ma pian piano hanno preso la strada della lotta politica. Successivamente, da semplice azione ribelle, è diventata una vera e propria forma d’arte, chiamata “arte del writing”, che ha preso diverse forme e stili nei diversi paesi di diffusione tra cui l’Italia, che negli ultimi anni ha iniziato ad apprezzarla promuovendo iniziative. Gli strumenti dei writer sono i muri, le bombolette spray di diversi colori con le quali creano mondi colorati e bellissimi, vernici e soprattutto la loro immaginazione. Uno dei primi termini accostati al mondo dei graffiti è stato quello di “aerosol art” visto l’utilizzo di bombolette spray con una resa aerografica simile a quella convenzionale.

Tanti sono i nomi famosi di artisti che hanno saputo ritagliarsi un pezzetto nel mondo dell’arte usando i graffiti come espressione della loro creatività: Keith Haring, Jean Michel Basquiat fino ad arrivare ai giorni nostri con Bansky, considerato il maestro della street art. Gli spazi urbani sono la sua tela ma è famoso anche per le incursioni nei musei.

Recentemente ha creato scandalo la sua opera “La ragazza col palloncino” da 1,2 milioni che si è autodistrutta durante l’asta a Sotheby’s dopo essere stata acquistata. L’opera è stata rinominata “Love is in the bin”.